Vai a sottomenu e altri contenuti

Cenni Storici

Nell’anno 988 d.C. avvenne il riconoscimento ufficiale della chiesa di San Lorenzo martire, così come risulta dalla Bolla del Vescovo di Palestrina Stefano II, del 24 aprile di quell’anno.
Nel XII secolo Cave, dopo un lungo periodo di dominazione papale, divenne indipendente dalla Chiesa Romana e risulta governata dai nobili cui apparteneva il “castello”; fu questa una scelta condivisa da molti castrum della zona che scelsero di affidarsi ai nobili sperando nel loro governo clemente e nell’impegno che avrebbero assunto nella difesa contro le prepotenze di altri territori e dei “Baroni della Campagna”.
La prima data importante per Cave è sicuramente il 10 maggio 1296, giorno in cui venne emanato il primo Statuto di Cave sottoscritto dagli abitanti del borgo e Riccardo de Militiis della famiglia degli Annibaldi: lo statuto, composto da 46 disposizioni, in coerenza con le speranze e le aspettative degli abitanti di Cave, garantiva loro libertà e stabiliva diritti e doveri delle due parti. Il rotolo pergamenaceo è oggi conservato presso l’archivio Colonna.
Un successivo Statuto emanato nel 31 marzo 1307 sarà concesso dal nobile Riccardo di Tebaldo Annibaldi, costituito da 116 disposizioni più ampio rispetto al precedente, riporta infatti alcune rubriche relative alle cause civili e ai danni dati a persone e cose. La copia originale è un manoscritto membranaceo oggi conservato presso l’archivio Orsini.
Nel 1420 Martino V, Papa Oddone Colonna di Genazzano, esonerò il Comune dalle imposte del sale e del focatico. La Comunità di Cave si dichiarava per questo motivo suddito  “privato nomine” e nel 1427 il Papa dispose che Cave rimanesse dominio perpetuo ed indiviso dei suoi tre nipoti; ma così poi non andò; si riaprirono in fatti in quegli anni aspre lotte tra i Colonna, la Chiesa e Roma, che condizionarono la vita della città, finché papa Giulio II restituì definitivamente ai Colonna tutti gli originari territori, beni e diritti; compreso dunque il territorio di Cave.
E’ documentato al 1461 il transito a Cave di Papa Pio II Piccolomini che si recava da Subiaco a Tivoli. Secondo alcuni autori il Papa si fermò alla Fonte di Santo Stefano che era in consegna ai padri Agostiniani, ove usufruì dell’acqua le cui proprietà terapeutiche erano note fin dai tempi più antichi.
Il 1462 fu abbastanza importante per Cave poiché la scelta testamentaria di Odoardo Colonna di eleggersi sepoltura presso la Chiesa di Santo Stefano, determinò un richiamo di interesse verso la città; nel testamento egli stabilì pure il lascito alla moglie Filippa di numerose cose e proprietà tra cui la rendita del “montano di Cave”.
Sono questi gli anni in cui l’influsso degli affari e delle vicende della famiglia Colonna divenne estremamente significativo per Cave. Infatti, un terzo Statuto attribuito alla famiglia Colonna risalente alla prima metà del 1500  è oggi conservato nell’Archivio di detta famiglia.
Nell’arco di tre secoli, Cave fu teatro di sanguinosi scontri. Per due volte fu assediato e bombardato dagli eserciti papali, senza peraltro cedere agli assalitori: la prima volta nel 1482, durante la guerra fra il papa Sisto IV  e i Colonna, i Savelli e i Della Valle; la seconda volta nel 1484 al riaccendersi delle ostilità fra lo stesso Sisto IV e i Colonna. Poi fu conquistato e messo a fuoco dai soldati del cardinal Cosenza, inviati dal Papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia) che aveva privato i Colonna dei loro diritti sul feudo, assegnandoli a membri della propria famiglia. Ed ancora dovette sottostare alle armi dell’esercito papale, inviato da Paolo III a domare la rivolta dei feudi prenestini che si erano ribellati alla soppressione dei benefici fiscali concessi loro da Martino V.
Il 13 e 14 settembre 1557 è un’altra data storica per Cave che venne messa in primo piano nelle vicende del territorio laziale: a Palazzo Leoncelli, una delle più nobili dimore cittadine, venne sottoscritto un accordo di pace dai cardinali inviati come plenipotenziari da Papa Paolo IV e da Fernando Alvarez de Toledo, duca d’Alba, rappresentante di Re Filippo di Spagna. Il trattato prende il nome di “Pace di Cave”, questo pose fine alla “Guerra di Campagna” combattuta tra la Spagna e il Papato, che aveva insanguinato buona parte del Lazio. L’accordo permise a Marcantonio Colonna di recuperare il Ducato di Paliano, sottrattogli dal pontefice, che lo aveva donato al nipote Giovanni Carafa. Il trattato di pace, tra le clausole, prevedeva la smilitarizzazione della fortezza di Ferentino, che cessò di essere capoluogo della Campagna e Marittima.
Dalla fine del 1500 Cave visse un periodo di Pace caratterizzato dalla presenza di ordini religiosi, dal fiorire delle confraternite e dalla costruzione delle chiese ancor oggi esistenti.
La maggior parte della popolazione si dedicava ai lavori dei campi, ma anche, data l’abbondanza nella zona di boschi e macchie, ai mestieri connessi con la lavorazione del legno: il boscaiolo, il carboniaio, il falegname, il commerciante di prodotti lignei. Era frequente che le donne si dedicassero, fra l’altro, anche al mestiere di balia. Fu una balia di cave, Teodora Putrella, ad allattare il principe Fabrizio Colonna, e, per tale ragione, i suoi discendenti furono esonerati dal pagare ogni dazio e gabella.
E’ del 1675 una relazione sullo stato di Cave e di Rocca di Cave (quest’ultima resasi autonoma da Cave nel 1909) scritta da Girolamo Odorico Legnetti vice marchese del Contestabile Colonna: vi si rivela il disordine amministrativo del Comune e del Clero e la loro ripugnanza a riconoscere la Signoria di Casa Colonna: la Comunità aveva addirittura messo da parte il sigillo con la sirena. Nella relazione viene riportata anche la condizione precaria di molte case, rese staticamente deboli a causa della presenza di cave antiche sottostanti; viene riportata l’avvenuta scoperta di un cippo con corona civica scolpita e di un altro termine viario che portava inciso una S e due C (Presumibilmente le due C stavano proprio per Castrum Cavarum). Si denuncia infine la caduta della sirena marmorea dalla colonna di granito orientale posta a piazza Colonna.
Poco sappiamo sulle condizioni socio-economiche della popolazione, ma possiamo immaginare che, trovandosi in situazioni di bisogno, la maggioranza delle persone non avesse nulla o nessuno a cui ricorrere per un aiuto materiale e morale. Perciò è massimamente in questo periodo che sorsero in Cave  alcune confraternite  e opere pie, con fini di assistenza sanitaria e sociale, oltre che di culto.
Con atto notarile del 21 dicembre 1789 Don Filippo Colonna donò parte di Palazzo Leoncelli alla congregazione Pie Filippini, inoltre, assicurò il mantenimento di tre suore-maestre affinché istruissero ed educassero con valori cristiani i fanciulli del popolo di Cave.
Notizie riportate in alcuni documenti del XIX secolo rilevano come la Comunità di Cave dovette attraversare molte difficoltà finanziarie in quegli anni. Il paese sempre legato a risorse di tipo agricolo, ha caratterizzato la propria storia per aver sofferto in tutti i tempi le pressioni di tasse, gabelle e debiti in generale; per aver subito ripetute carestie e dannosi eventi naturali; ma nonostante tutto, per essere riuscito a mantenere continuità nella propria storia ai fini della propria esistenza.
Nel 1802 la popolazione di Cave ammontava a 1.988 abitanti, nel 1911 gli abitanti arrivarono a raggiungere quota 4.182. Assistiamo quindi ad un incremento demografico e contestualmente l’aspetto del paese cambia dimensioni e aspetto. Sul finire delXIX secolo Cave è ormai un grosso centro urbano, con strade, piazze, chiese, palazzi e ville con le sue famiglie maggiorenti: i Mattei, i Leoncelli, i Giorgioli, i Venzi, i Clementi.
La sua organizzazione civile e religiosa si va emancipando sempre più dal potere baronale e, dopo la soppressione dello stato pontificio, Cave entra a far parte del Regno d’Italia.
Nei primi anni del XX secolo viene istituito oltre al mercato settimanale anche il mercato del bestiame e dei prodotti relativi; frequenti sono le fiere-mercato che si svolgono nella stagione estiva come quella dei bozzoli per l’allevamento dei bachi da seta, questa fu molto importante in quanto fece da calmiere dei prezzi per tutti gli altri mercati della zona. Come già accennato in precedenza, l’abbondanza di boschi favorì l’attività di taglio e commercio del legno, nonché la commercializzazione e l’esportazione di castagne e noci. Nel periodo che va dal 1930 e per qualche decennio l’agricoltura a Cave fu investita dal fenomeno della proliferazione delle piantagioni di tabacco, in particolare dei tipi di tabacco per sigaro.
Nel 1916 sorge il grande edificio scolastico in contrada Canapine e quasi contemporaneamente viene inaugurata la ferrovia elettrica a scartamento ridotto delle “Vicinali” che collegava Roma a  Frosinone via Anticoli di Campagna (oggi Fiuggi).
I quattro anni di conflitto della Prima Guerra Mondiale passano come una ventata rovente sull’Italia e su Cave che paga con la vita di molti suoi cittadini il suo contributo di sangue. E, subito dopo la guerra, nel 1918 l’altra grande tragedia della “spagnola” l’epidemia influenzale paragonabile per gravità alle grandi pestilenze dei secoli passati.
Anche il secondo conflitto mondiale rappresenta un periodo poco documentato dalle fonti d’archivio; è certo che però Cave subì significativi danni bellici a causa di vari bombardamenti che compromisero definitivamente la parte più antica della città. Infatti, subito dopo, c’è un graduale spopolamento del centro storico a favore delle aree poste a monte, ormai direttamente raggiungibili grazie alla realizzazione del ponte che collega, passando a mezza costa, Palestrina con Genazzano.
 
Bibliografia di riferimento
 P. Di Nola, Cronache Cavensi, 2007
G.C. Velluti Cavarum Terrae, 1997      
A. Mancini, U. Camilloni, Cave com’era, 1994
Girolamo Senni, Memorie di Genazzano e de’ vicini paesi, Comune di Genazzano, Genazzano 1991
G. Tomassetti, La campagna romana antica, medievale e moderna, nuova edizione aggiornata a cura di Luisa
Chiumenti e Fernando Bilancia, vol III, Firenze 1978
T. Paris, C. D’Amato (a cura di), Quaderni di documentazione per una storia dell’urbanistica edilizia e artistica
della Regione Lazio, l’area predestina, quaderno 1, Roma 1976
D. N. Marianecci, Memorie Cavesi, 1941
L. Vannutelli, Ricordo del suolo nativo, 1936
G. Presutti, Cave predestina, Roma 1909
Nibby, Analisi storico – topografica di Roma e dintorni, Roma 1849
P. Petrini, Memorie prenestine disposte in forma di annali, Roma 1795